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Rappresentazione teatrale I Promessi Sposi

Spettacolo in italiano con sovrattitoli in francese

Spettacolo dedicato ai bambini belgi e olandesi morti il 13/3/2012 nell’incidente di Sierre (Svizzera)

L’Istituto Italiano di Cultura ha l’onore di invitare la S.V. allo spettacolo teatrale

I PROMESSI SPOSI  da Alessandro Manzoni


diretto e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory


Mercoledì 28 marzo 2012, ore 19.00


Istituto Italiano di Cultura, rue de Livourne 38, 1000 BruxellesRSVP entro il 27/03/2012 tel. 02/533.27.20 – iicbruxelles@esteri.itI promessi sposi da Alessandro Manzoni Spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo 


I promessi sposi: una storia d’amore, in apparenza.


Nell’ambito dei 150 anni dell’Unità d’Italia questo spettacolo teatrale vuole rappresentare mettendolo in scena quell’identità italiana frutto di un popolo capace di restituire alla storia una cultura condivisa, uno spettacolo per dire qualcosa di umile ai dotti e qualcosa di dotto agli umili.La messa in scena de “I promessi sposi” è la proposta di matrimonio tra cultura e società attraverso un libro che è una vera e propria bibbia laica qui rappresentata attraverso l’unione di parola orale e scritta, musica classica e danza contemporanea, letteratura e teatro.Uno spettacolo che è il tributo alla potenza poetica di un linguaggio capace di essere un motore di ricerca e di identità anche universale che guardano alla gente come “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”.Per restituire al romanzo la dignità drammaturgica in grado di adunare intorno ad esso il primato dell’ascolto anche interiore.


In scena i capitoli I, VI, VIII, XII, XXI, XXXIV e XXXVIII. Per offrire una duplice sfida. Anzitutto quella di far “sfilare” personaggi come Don Abbondio e i bravi, Don Rodrigo, Fra Cristoforo, Lucia, l’Innominato, Renzo e il popolo come figure shakespeariane, quasi ognuna dovesse duellare prima di tutto con se stessa. La seconda sfida intende, invece, mettere in luce in che modo la lingua di Manzoni, anche senza l’intervento della Provvidenza, continui a essere, oggi più che mai, polifonica, polemica e poetica, incredibilmente contemporanea, teatrale.Per ritrovare, così, attraverso la forza del teatro fra musica, danza e parola il filo rosso dell’opera che risiede nello sguardo – partecipe e impietoso -con il quale lo scrittore osserva l’uomo, nella sua metamorfosi da individuo a folla, e quanto la storia di ognuno sia parte, consapevole o no, della storia di tutti.


Il romanzo in sintesi


Nel XVII secolo, sui monti che costeggiano il lago di Como, nell’Italia del Nord, due giovani, alla vigilia del matrimonio, scoprono che il tiranno del paese ha delle mire sulla ragazza. Mentre la carestia e la peste sterminano un popolo sfruttato e sottomesso, la loro storia si colora di tinte shakespeariane. Lucia conoscerà gli orrori del rapimento e della reclusione, Renzo l’angoscia della condanna e della fuga. Un lieto fine? Forse. Ma certo la fine della peste, il matrimonio dei due giovani, la descrizione appena accennata della loro vita successiva, hanno spinto un intero popolo a interrogarsi sul proprio presente, a immaginare possibile un diverso futuro.


Regista e interprete Massimiliano Finazzer FloryMusiche eseguite al pianoforteCoreografie di danza classica interpretate da Ghislaine Valeriani


Costumi del Teatro alla Scala


Spettacolo in italiano con sovrattitoli in francese


Durata: 75 minuti circa, atto unicoIN VIAGGIO TRA I CAPITOLI


Capitolo I  A partire dalla poetica immagine di “quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno”, Manzoni ci introduce al paesaggio che sarà molto più di un semplice sfondo alla vicenda di Renzo e Lucia, i due Promessi. Ma, fin da subito siamo gettati nel cuore della storia: “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”, intimano i due bravi a Don Abbondio. Dal dispotico capriccio di un “nobilotto” locale, a scapito dei due giovani, prende avvio il grande romanzo.


Capitolo VI  Come in ogni romanzo d’avventura, tutto inizia con un duello. Un duello che tramuta un eroe di cappa e spada in un eroe in tonaca e sandali. Il protagonista è padre Cristoforo, che giunge nel palazzo del tiranno, Don Rodrigo. Vuole dissuaderlo dai suoi disegni su Lucia.


Capitolo  VIII  Il tentativo di padre Cristoforo è stato inutile. Lucia e Renzo devono abbandonare il paese. Davanti a loro l’ignoto, genti e voci sconosciute. Per umiliare anche l’estrema speranza del ritorno, nientemeno che un’eco di Pascal: «il cuore ha sempre qualche cosa da dire su quello che sarà. Ma che sa il cuore?». L’ironia si dissolve nella cadenza lenta del remo che affonda nell’acqua del lago, mentre il monologo interiore della contadina si volge ai suoi monti, elevati al cielo.


Capitolo  XII   Immaginate una città del Seicento in preda alla fame, all’ignoranza e alla violenza. È la città che accoglie Renzo, che ignora tutto di quel mondo nel quale si trova precipitato. Una folla inferocita assalta i forni, tenta di entrare nella casa del governatore per linciarlo. La grande storia si impadronisce della vicenda e fa di Lucia e di Renzo delle comparse sfocate sullo sfondo, fiduciose ancora che il risveglio sia sufficiente perché possa cancellarsi l’incubo.


Capitolo XXI   Lucia è stata rapita: si trova nel castello dell’Innominato, alto su una valle nascosta al mondo. Il suo è un nome che incute terrore, tanto che le cronache dell’epoca non osano trascriverlo. I suoi delitti sono innumerevoli: la prepotenza è il suo codice d’onore, la sua impunità è leggendaria. La prigioniera che gli sta davanti non ha altre armi che la sua innocenza, e s’illude che una Giustizia superiore a quella degli uomini –  superiore a quella di quell’uomo – possa accorgersi di lei, e salvarla. E, contro ogni logica, avrà ragione.


Capitolo XXXIV   Immaginate l’Inferno di Dante: è Milano, la città della peste. Renzo vi si reca nella speranza di ritrovare viva Lucia. Il suo percorso nella città, sotto un cielo di piombo, in una calura soffocante, evoca immagini di danza macabra. I diavoli sono i monatti, uomini senza legge che trasportano alle fosse comuni, ogni giorno, migliaia di cadaveri. Sono pagine che piacquero a uno dei primi lettori americani del romanzo, Edgar Allan Poe. 


Capitolo XXXVIII   Renzo ha ritrovato Lucia. Ma il matrimonio non è l’unica conclusione della storia. Ascolteremo prima la morale di don Abbondio: la sua vigliaccheria, che è stata all’origine di tutti i guai, si spaccia ora per buon senso; il suo «sistema» è quello, sempre attuale, di saltare sul carro del vincitore. Anche Renzo ha qualcosa da dire su quanto ha visto e imparato: è la sintesi del suo «romanzo di formazione», nell’ultimo dialogo. Ma la risposta di Lucia lo smentisce, offre – a lui e a noi – nuovi argomenti per continuare a imparare. 

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